Se guardare ad un secolo e mezzo della storia unitaria con risentimenti terzomondistici - ‘il Nord colonizzatore è stata la causa del nostro declino’ - o con repliche (settentrionali) del genere “il fardello dell’uomo bianco”, pare sterile, anche le nostalgie per la palingenesi, attesa e mancata, del “primo” come del “secondo” Risorgimento, non sembrano portarci lontano, in questo 2011.
Ecco i punti cruciali della riforma della Giustizia presentata dal Governo: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, unita alla previsione di un doppio Consiglio Superiore per l’una e per l’altra magistratura, l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento di primo grado, l’esercizio obbligatorio dell’azione penale "secondo i criteri stabiliti dalla legge" e la responsabilità civile dei magistrati. Una riforma di cui l'Italia ha bisogno per riequilibrare il processo e renderlo davvero "giusto".
Tra i tanti viaggi, il patriota Giuseppe Garibaldi passò anche per Siena, dove giunse nell'agosto 1867, mentre progettava un nuovo assalto allo Stato Pontificio con l’obiettivo di annettere Roma al resto dell’Italia. Si trattò di un vero e proprio evento per la città che, malgrado l'atteggiamento freddo e distaccato delle istituzioni, accolse trionfalmente Garibaldi con i rintocchi della campana maggiore.
Capisco l’interesse che la faccenda del testamento biologico suscita. Credo però che sia un’attenzione tutta politica e ideologica, anch’essa simbolo dello stato dei rapporti – della guerra- tra poteri dello stato, scattata questa volta a causa dell’entrata a gamba tesa da parte della magistratura con la sentenza “Englaro”. Ma è uno di quei casi di battaglie in cui piccole e agguerrite avanguardie di opinione fortemente motivate, i fautori delle “decisioni anticipate”, riescono a conquistare il palcoscenico della comunicazione grazie ad un’attenzione mediatica a causa della forza dello scandalo.
“Rivogliamo le preferenze!”. Poi quando il ritorno delle preferenze viene - seppur con cautela – argomentato, le cose si complicano. Infatti, tra le ragioni addotte in loro favore spicca l’intento di ripristinare 'il fondamento della rappresentatività'. Quando sono in gioco i fondamenti, siamo tutti emotivamente coinvolti. In questo caso, però, la rappresentatività è intesa come possibilità per ogni elettore di poter scegliere la persona a cui delegare la propria rappresentanza.
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